Gruppo Storico Marino Marzano

Dopo i fasti del periodo romano, Sessa Aurunca, raffinata città a nord della Campania, riacquista un importante ruolo tra il XIV e il XV secolo sotto i d’Angiò prima e gli Aragonesi poi.
Eretta a Ducato nel 1360, la città lega la sua sorte per circa un secolo alla potente famiglia Marzano, una delle più antiche d’Italia, padrona di buona parte di Terra di Lavoro, che in Marino trova il trionfo ma anche la fine delle proprie fortune. L’episodio determinante per le sorti di Sessa Aurunca e dei Marzano, si inserisce nelle complesse vicende che caratterizzarono il Regno di Napoli durante la dura lotta che contrappose il Re Ferrante d’Aragona a Marino Marzano e ai Baroni ribelli. Giovanni Francesco Marino Marzano (Sessa Aurunca, 1420 c.ca – Napoli, 1490/1464) conte di Squillace e di Monttitleo principe di Rossano, figlio di Giovanni Antonio Marzano e di Covella Ruffo, cugina di primo grado della regina di Napoli Giovanna II d’Angiò e Carlo di Durazzo, divenne sesto duca di Sessa Aurunca nel 1453. Legato alla corona aragonese per aver sposato nel 1442 Eleonora, figlia del Re di Napoli Alfonso I d’Aragona detto il Magnanimo, si affermò ben presto come uno dei più potenti feudatari del Regno nonché uno dei più influenti personaggi della corte Napoletana, ricoprendo la carica di Grande Ammiraglio della marina napoletana. Morto Re Alfonso d’Aragona nel 1458, sul trono di Napoli salì, il 14 febbraio 1459, il figlio illegittimo di questi, Ferdinando I d’Aragona, detto Ferrante, che dovette immediatamente ingaggiare una durissima lotta contro i “Baroni”, i potenti feudatari del Regno che, decisi a conservare l’indipendenza e i privilegi acquisiti sotto Re Alfonso d’Aragona, iniziarono una dura politica di opposizione culminata nelle due successive “congiure”.

Il Gruppo Storico Marino Marzano rievoca anche Uno dei principali capi della “prima congiura dei Baroni” fu Marino Marzano, cognato di Re Ferrante, del quale aveva sposato la sorellastra. Secondo molti cronisti del tempo, il motivo dell’odio che il duca di Sessa Aurunca riservava nei confronti di questi, non era da imputarsi a questioni di potere ma alla scoperta della relazione incestuosa di Ferrante con Eleonora, moglie appunto di Marino il quale scoperta la tresca, inviò al re una disfida1. Marino e gli titleri Baroni ribelli invitarono alla riconquista del regno di Napoli il principe Giovanni d’Angiò, figlio di Renato ed erede di quel Luigi III che la regina Giovanna II aveva adottato dopo l’adozione di Alfonso. Giovanni d’Angiò, sbarcato alla marina di Sessa Aurunca fu ricevuto con i più grandi onori in Città che gli giurò assoluta fedeltà. A suggello dell’alleanza tra il duca di Sessa Aurunca e il d’Angiò, questi tenne a battesimo il figlio di Marino, chiamato in suo onore Giovanni Battista2. Intanto la guerra divampò cruenta in Terra di Lavoro, negli Abruzzi e in Calabria.

Non mancò un attentato ordito da Marino ai danni dello stesso Ferrante presso Torricella di Teano, narrato e scolpito da Giuliano da Maiano nelle porte di bronzo di Castel Nuovo nel 1460. Dopo varie vicissitudini poco prima che Giovanni d’Angiò abbandonasse definitivamente il Regno nell’agosto del 1463, Marino e Ferrante stipularono la pace, sancita dal matrimonio di Giovanni Battista, figlio di Marino e Beatrice, figlia di Ferrante da celebrarsi in seguito vista la giovanissima età dei due. Nonostante Marino avesse giurato fedeltà al re, Ferrante, per vendicarsi del mancato attentato, attiratolo con la scusa al suo campo presso Saone, lo fece arrestare e incarcerare a Castel Nuovo insieme al figlioletto Giovanni Battista di appena quattro anni, l’8 giugno 1464. Sulla fine di Marino i cronisti del tempo furono discordi: alcuni asserirono che il suo cadavere venne ben presto gettato in mare; secondo titlere fonti invece fu ucciso nel 1490, dopo ventisei anni di agonia, a colpi di mazza ferrata per opera di uno schiavo moro. Solo Giovanni Battista riuscì ad uscire vivo dal carcere, dopo la morte di Ferrante nel 1494.

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